Paolo Monti e Modena / 1973-2023

una città nelle fotografie di Paolo Monti, cinquant'anni dopo

Paolo Monti a Modena, foto di Pino Guidolotti
Paolo Monti davanti alla chiesa di San Giorgio a Modena, fotografie di Pino Guidolotti

Le origini

Paolo Monti nasce a Novara nel 1908 in una famiglia originaria di Anzola, un piccolo centro della Val d'Ossola.

Il padre Romeo, funzionario di banca e ufficiale degli alpini durante la prima guerra mondiale, è un pioniere della fotografia amatoriale ed è lui che trasmette al figlio i primi rudimenti tecnici e la passione per la fotografia.

L'infanzia e l'adolescenza del giovane Monti trascorrono tra le piccole città dove il padre viene trasferito per lavoro. Trasferitosi a Milano per frequentare l'Università Bocconi, Paolo Monti si laurea in economia politica nel 1930, ritornando poi in Piemonte dove lavorerà per qualche anno.

Nel 1936, poco dopo la scomparsa del padre, sposa Bice Binotti, sua coetanea, conosciuta negli anni dell'infanzia trascorsi in Val d'Ossola. Nello stesso anno viene assunto dalla Montecatini, lavorando per alcuni anni in diverse filiali dell'azienda e cambiando spesso città. Nel 1939 il lavoro lo porta a Mestre, dove rimane fino al 1945, quando lascia la Montecatini e, grazie all'interessamento dell'amico fotografo Toni Del Tin, si sposta a Venezia per lavorare al consorzio agrario regionale.

Paolo Monti a Modena, foto di Pino Guidolotti
Paolo Monti durante il rilievo fotografico del centro storico di Modena

La fotografia

Parallelamente all'attività professionale, Monti, sin dagli anni venti, si dedica alla passione trasmessagli dal padre per la fotografia. Il coinvolgimento crescente lo porta a fondare nel 1947 a Venezia il circolo fotografico La Gondola, insieme a Luciano Scattola, Gino Bolognini e Giorgio Bresciani. Monti ne sarà il presidente e pricipale animatore fino al 1953, periodo durante il quale La Gondola, realtà tra le più longeve e tuttora esistente, si distingue tra i circoli fotoamatoriali per la qualità delle attività svolte e delle mostre organizzate.

Nel dibattito fotografico del dopoguerra che si svolge all'interno dell'ambiente dei circoli fotoamatoriali, spesso limitato a temi formali ma legato sottotraccia a visioni sociali e politiche diverse, La Gondola porta una posizione favorevole ad una profondità materica dai toni bassi e scuri, puntata sulla concreta fisicità del reale, lontana ad esempio dall'estetica crociana della leggerezza dai toni alti e dalla ricerca delle forme astratte tipica del circolo milanese La Bussola di Giuseppe Cavalli, Ferruccio Leiss e Luigi Veronesi.

A Venezia Monti entra in contatto con un mondo variegato di artisti ed intellettuali che in quegli anni convergono sulla città lagunare anche in occasione della rinascita delle attività della Biennale dopo la seconda guerra mondiale.

Paolo Monti a Modena, foto di Pino Guidolotti
Paolo Monti e il Duomo di Modena

Professione fotografo

Nel 1953, all'età di quarantacinque anni, Paolo Monti fa una scelta esistenziale coraggiosa, abbandonando l'attività di dirigente e compiendo il salto dalla pratica fotoamatoriale alla professione di fotografo. Si trasferisce quindi a Milano, all'epoca già luogo fondamentale per il dibattito culturale intorno alla fotografia, ma anche centro della moda, del design e della pubblicità, che della fotografia fanno largo uso in ambito promozionale e commerciale.

Nell'ambiente milanese l'interesse culturale per la fotografia punta su una attenzione per il sociale assente nell'ambito dei circoli fotoamatoriali veneziani dal quale Monti proviene, e lui, intellettuale attento e sensibile, si trova immediatamente coinvolto e partecipe. Nel corso degli anni cinquanta prende parte con Giacomelli, Roiter e altri alle mostre della Subjektive Fotografie organizzate da Otto Steinert, entrando in contatto con autori internazionali di grande rilievo quali Brandt, Brassaï, Ansel Adams, Cartier-Bresson, Doisneau, Bischof, Klein. La sensibilità di Monti verso le avanguardie e i movimenti artistici contemporanei, nata e coltivata a Venezia nel confronto con il mondo dell'arte legato alla Biennale, matura in questo nuovo contesto di contatti con i fotografi della sua epoca, indirizzandosi in modo sempre più marcato verso uno studio formale attento alla materia, sia naturale che legata alle attività umane.

Mentre porta la sua ricerca e la sua attenzione di intellettuale fotografo verso la città e le strade della periferia milanese, comincia una intensa attività professionale, diventando nel 1954 fotografo ufficiale della Triennale, posizione alla quale √® chiamato da Roberto Crippa. Nel 1961 sarà fotografo di "Italia 61" la grande manifestazione organizzata a Torino nella ricorrenza del centenario dell' unità d'Italia.

Parallelamente inizia a collaborare con case editrici e riviste, soprattutto nel settore del design e dell'architettura, sia italiane che straniere, lavorando per "Domus", "Casabella", "Zodiac", "Abitare", "Ottagono", "Architectural Forum", "Arts d'Aujourd'hui" e molte altre. Lavora inoltre per storici e critici d'arte e per molti artisti, alcuni dei quali già conosciuti nel periodo veneziano.

In questi anni Monti si impegna attivamente per elevare il livello della fotografia professionale italiana, fondando nel 1960 l'A.F.I.P. (Associazione Italiana Fotografi Professionisti). Inizia tra le altre cose l'attività di insegnante tenendo i corsi di Fotografia presso la Società Umanitaria, dove conosce Albe Steiner, affermandosi sempre più come figura di riferimento sia nel campo professionale che in quello artistico e intellettuale.

Nel 1965 la casa editrice Garzanti affida a Paolo Monti l'incarico di condurre una vasta campagna di rilevamento fotografico dei beni storico-artistici delle regioni italiane a corredo della pubblicazione della 'Storia della Letteratura Italiana' curata da Emilio Cecchi e Natalino Sapegno. In questa occasione Monti comincia ad affinare il suo interesse per la fotografia d'ambiente e di paesaggio che lo porterà dagli anni '60 fino alla sua morte alla realizzazione di numerosissimi servizi e campagne fotografiche su città, architettura e monumenti.

Paolo Monti a Modena, foto di Pino Guidolotti
Paolo Monti a Modena

Monti in Emilia-Romagna

A partire dalla fine degli anni '60, Paolo Monti inizia una vasta opera di censimento architettonico e urbanistico dell'Emilia-Romagna, chiamato da Andrea Emiliani, fondatore e primo presidente dell'Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della regione, per il quale Monti imizierà un lavoro di rilievo fotografico della valli appenniniche, della zona del delta del Po' e delle architettura rurali.

Nel 1969 Monti riceve dall'amministrazione comunale di Bologna l'incarico di condurre una campagna di rilievo completo del centro storico della città, nell'ambito di un dibattito culturale e urbanistico sulla definizione delle prime norme di tutela e recupero dello stesso. Negli anni successivi incarichi analoghi gli saranno affidati da molte altre città grandi e piccole, tra le quali Modena nel 1973, Ferrara, Reggio Emilia, Forlì, Cesena, Ravenna, Piacenza, Parma, Pieve di Cento. Con questo assiduo e prolungato impegno sul territorio per una committenza pubblica, Monti si pone come figura pioneristica nell'affrontare il racconto dei luoghi nel rapporto tra fotografo, paesaggio, ente pubblico e cittadinanza.

Paolo Monti a Modena, foto di Pino Guidolotti
Paolo Monti a Modena con la sua Nikkormat FTn e l'obiettivo 35mm decentrabile

Gli ultimi anni

Negli anni '70 Paolo Monti collabora con il Touring Club Italiano per la realizzazione di monografie sulle regioni italiane. Nel 1970 è chiamato alla cattedra di Tecnica ed Estetica dell'Immagine presso la Facoltà di Lettere e FIlosofia dell'Università di Bologna, dove insegnerà fino al 1974, anno in cui abbandona l'insegnamento per dedicarsi al lavoro sui centri storici e sul patrimonio storico-artistico. Nel 1979 inizia una collaborazione con l'editore Einaudi per la realizzazione dell'apparato iconografico della "Storia dell'Arte Italiana". Dal 1980 si dedica alla documentazione delle zone del Cusio e dell'Ossola, luogo d'origine della famiglia nel quale ama tornare spesso.

Paolo Monti muore a Milano il 29 Novembre 1982, e viene sepolto ad Anzola d'Ossola.

Il 26 Marzo 1985, per iniziativa di alcuni amici, viene costituito a Milano l'Istituto di Fotografia Paolo Monti, con il compito di conservarne l'archivio e la biblioteca, valorizzarne l'opera e promuoverne lo studio. Nel 2008 la BEIC (Biblioteca Europea di Informazione e Cultura) di Milano acquisisce l'intero patrimonio dell'istituto, che viene depositato presso il Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano, al Castello Sforzesco, dove oggi è conservato.

La BEIC ha finanziato la catalogazione dei materiali dell'archivio di Paolo Monti, conclusasi nel 2010, e ha aperto alla consultazione l'intero fondo fotografico, un complesso di 223.000 negativi, 12.244 stampe e 790 chimigrammi, cui si aggiungono i documenti e la biblioteca.